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Storia
LA STORIA DELLA CHIESA DI VENTURINA ATTRAVERSO I DOCUMENTI

(dal libro Un paese, un parroco, una chiesa di Gianfranco Benedettini e Don Gianfranco Cirilli, Bandecchi & Vivaldi Editori e Stampatori, Pontedera, 1985)

Il primo documento in cui si parla della necessità di una chiesa “alla Venturina” è del 1874 ed è stato pubblicato da Gianfranco Benedettini nel libro Un paese, un parroco, una chiesa, da lui scritto con don Gianfranco Cirilli nel 1985. Questo documento consiste in una richiesta rivolta ai “componenti il Municipio di Campiglia Marittima”, da parte di numerosi esponenti della comunità, che possedevano terre o svolgevano attività lavorative nell’“agro campigliese”. Gli abitanti dell’allora piccolo abitato e delle campagne che lo circondavano, quasi tutti contadini, potevano partecipare alla messa, nei giorni festivi, recandosi alla cappella del Palazzo della Magona, che era allora di proprietà dello stato italiano, essendo stato in precedenza nel patrimonio del Granduca di Toscana. Il “Regio Ministero” provvedeva al piccolo stipendio assegnato al sacerdote celebrante. Ora però, come si legge nel documento, il palazzo era stato venduto a dei privati, i signori Bertinelli, i quali avevano lasciato, ma solo in via provvisoria, la consuetudine di celebrare messa. I sottoscrittori del documento, perciò, «desiderosi di vedere sempre più prosperare l’industria e l’agricoltura della nostra nobile Terra», si preoccupano del fatto che in un prossimo futuro i coloni siano costretti, nelle ricorrenze festive, a recarsi a Campiglia per ascoltare la Messa, «spendendo denari, strapazzando le bestie e trascurando i propri interessi». Gli stessi sottoscrittori, quindi, pregano il Municipio di Campiglia di «interporsi presso le Autorità governative allo scopo di ottenere l’approvazione per la costruzione di una Chiesa alla Venturina e al tempo stesso demandare un sussidio di mille lire, il quale, quando questo venisse concesso, non si dubita punto che un altro sussidio sia per mancare per parte dello zelantissimo e filantropico Municipio a cui viene rivolta l’Istanza, avvertendo che, oltre ad esservi persona che concede gratuitamente il terreno, anche i nostri coloni, per concorrere ad opera sì filantropica, hanno di già dichiarato di obbligarsi gratuitamente al trasporto dei materiali, ed alcuni possidenti promettono di elargire ancora qualche somma di denaro … »
L’appello, però, non portò di fatto alcun risultato e passeranno trent’anni prima di avere in materia una novità concreta, con la fondazione, da parte dei cattolici venturinesi, di un Comitato Provvisorio che aveva, come obiettivo principale, la costruzione della chiesa. Scrive in proposito il 24 ottobre 1914 il canonico di Massa Guasconi: «… quando il Vescovo si porterà a Campiglia per la visita pastorale si interesserà alla nobile iniziativa ed io nutro fiducia che presto la Venturina avrà la sua Chiesa e il servizio religioso almeno nei giorni festivi … è una cosa che sta tanto a cuore al Vescovo, il quale non si lascerà sfuggire una sì bella occasione per realizzare il suo vecchio desiderio di vedere sorgere costà, in mezzo a cotesta popolazione agricola, una bella chiesina … occorre però che la propaganda in mezzo al popolo sia intensa di giorno in giorno … è il popolo che deve volerla ad ogni costo … ma il popolo ha bisogno di essere guidato ed è questo il compito del Comitato provvisorio …»
Sette anni dopo, però, ancora nulla è cambiato, tanto che, il 16 gennaio 1921, il Vescovo Mons. Giobatta Borrachia, scrive a don Evaristo Bigi, pievano di Follonica: «… un’opera che mi sta tanto a cuore, la cura religiosa della Venturina, ove sarebbe necessario far sorgere una chiesa, una parrocchia e magari una istituzione religiosa per la formazione della gioventù … urge far sì che quel popolo non viva più paganamente, che senta almeno di essere cristianizzato per la presenza di un sacerdote che vi celebri la messa e si interessi della istruzione dei bambini e degli adulti, faccia quanto altro impone il ministero sacerdotale … ma nonostante le migliori disposizioni di alcuni della Venturina non si è mai concluso nulla …» Lo stesso Vescovo, quindi, si fa promotore della rinascita del Comitato per l’Erigenda Chiesa, come si deduce dal verbale dell’adunanza del 27 gennaio 1921: 
« Il can. Evaristo Bigi pievano di Follonica, invitati in casa di Oscar Bigi, ricevitore postale di Venturina, la maestra Giulia Angela Caglieri, Zaira Testai, Guasconi Duilio e Paladini Oreste, comunica che Mons. Giobatta Borachia Vescovo di Massa, lo ha incaricato, con una lettera che depone in atti, di ricostruire insieme al sig. Proposto Canonico Nello Puccini di Campiglia M. il Comitato già esistente, onde far sorgere in questo centro popoloso, che si potrebbe chiamare paese, una Chiesa. Siccome questo fu il desiderio e la speranza di tutti, il can. Bigi esorta di prendere con molto entusiasmo la raccomandazione del Vescovo e consiglia i presenti a costituirsi in Comitato aggiungendo, quando lo fosse del caso, altre persone per raggiungere il desiderato intento». 
Don Nello Puccini fu nominato presidente all’unanimità, così come Duilio Guasconi fu vice presidente, la maestra Caglieri segretaria, Zaira Testai vice segretaria, Oscar Bigi provveditore, Goffredo Camerini cassiere, l’ingegner Lorenzo Del Mancino assistente tecnico. I consiglieri furono il can. Bigi, Faustino Camerini, Angelo Bettini, Oreste Paladini, Nicola Angiolini e Lionello Profondi.
Nel primo anno di attività il nuovo Comitato «ordina a Pasquino Parlanti il disegno della Chiesa e Canonica», ma poi incontra difficoltà nel tentativo di reperire, presso le famiglie di proprietari terrieri Boldrini, Benvenuti e Ruschi, un sostegno finanziario e, soprattutto, il terreno sul quale costruire l’edificio religioso. Il verbale del 17 maggio 1922, però, registra una svolta: « Con la famiglia Merciai viene stipulato il contratto per la cessione del terreno sul quale dovrà sorgere la Chiesa. Il notaio incaricato della stesura dell’atto è l’avvocato Francesco Maruzzi di Campiglia M.ma, il terreno in questione è di mq. 1491 a lire 4 al mq. Inoltre i signori Merciai con ammirabile generosità aggiungevano lire 2.000 alle 10.000 già sottoscritte. Essendo ormai messi in possesso del terreno si stabilisce di iniziare i lavori al più presto e di dare l’incarico all’accollatario Marzucchi Camillo di Campiglia M.ma previo accordo per i prezzi con l’ingegnere Del Mancino».
Il 4 settembre 1922 «Bigi relaziona sui risultati della questua del grano. Con generoso slancio i contadini e i padroni del piano di Venturina hanno dato la loro offerta di grano e pochissime, forse una o due aie, si sono rifiutate, così sono stati raccolti qli. 50,95 che venduti hanno dato un ricavato di lire 5752,75 … Tutto ciò ha prodotto la più lusinghiera impressione perché dimostra la solidarietà di tutti per un’opera profondamente sentita e nello stesso tempo dimostra come sian cambiate le idee fomentate da una propaganda sovvertitrice di ogni ordine divino e umano». Nelle ultime parole è evidente il riferimento alla propaganda socialista, che anche in Val di Cornia aveva spesso accenti fortemente anticlericali.
Finalmente il 3 luglio 1922, alle ore 6,45 « furono iniziati i lavori della Chiesa dagli operai Volpini Fortunato e Donati Ferdinando, essendo presenti Bigi Oscar e Camerini Faustino del Comitato, Marzucchi Pietro capomastro ».
Come si legge nel verbale del 6 ottobre 1922, il 25 settembre 1922 fu memorabile per Venturina, perché nello stesso giorno si ebbe l’inaugurazione del corpo musicale Pietro Mascagni e la “posa della prima pietra” della chiesa. La mattina era tutto pronto per la cerimonia e gli esponenti del clero della diocesi, tra i quali il canonico Oliade Del Mancino e padre Giustino Senni di Piombino, insieme alle autorità civili e ad una gran folla di fedeli, aspettavano l’arrivo del Vescovo sulla via Emilia. 
«Alle 9,30 spuntò finalmente l’automobile e il venerando Presule si presentò al pubblico che l’accolse con calorose ovazioni, mentre le bande di Campiglia e della Venturina intonavano marce. Il Vescovo, visibilmente commosso, benedicendo salì in casa della signora Corinna Giuntini a prepararsi per la funzione. Intanto nella via si formava il corteo con in testa le bande poi le varie associazioni cattoliche, molto popolo, quindi il clero. Giunto il Vescovo il corteo si avviò all’area della Chiesa. Tutto il popolo si era riversato sul prato vicino all’erigenda Chiesa per aspettarne la funzione. Vestito il Vescovo degli abiti pontificali cominciò la cerimonia liturgica e, prima che la pietra fosse murata, il Vescovo, il clero, il Comitato e molte persone firmarono la bella pergamena scritta dal prof. Curzio Breschi e miniata dal prof. Angelo Tori di Follonica. La pergamena dice: A: D: MCMXXII Pio XI (Achille Ratti) Summo Pontifice feliciter regnante, Victorio Emmanuele III e Sabauda stirpe optume regnante DD Ecc.mus et Rev.mus Ioannes Baptista Borachia Massan. et Populonien. Episcopus in erigendam Ecclesiam istam Deo Optimo Maximo et Sacrae Familiae Iesu, Mariae, Ioseph dicatam manu sua hunc lapidem posuit. Secondo le varie cerimonie furono prese delle istantanee che si conservano e quando la I.a pietra calò nel suo loculo fu un’ovazione unanime e una commozione generale. Fu murata la pietra e contemporaneamente delle monete correnti gettatevi dal popolo». 
Si noti che nella pergamena si dichiara l’intitolazione della futura chiesa alla Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.
Seguì «un bellissimo discorso d’occasione» del Vescovo e quindi, alle 11, «il canonico Paoli disse la messa così detta al campo, perché allo scoperto». Nell’occasione il Proposto Canonico Nello Puccini battezzò un bambino, Cristiano Bettini, di Galileo e di Iole Bettini, del quale furono padrini il Conte Ruggero Guidi, presidente onorario del Comitato, e la maestra Giulia Angela Caglieri, segretaria dello stesso Comitato. Infine il Vescovo, il Clero, il Comitato ed altri parteciparono alla villa di Magona «ad un banchetto offerto dai signori Merciai che tanto fecero per la costruzione della Chiesa e per la buona riuscita della festa».




La posa della prima pietra

Da una lettera indirizzata ad Oscar Bigi del Comitato dell’erigenda Chiesa da parte del conte Ruggero Guidi, apprendiamo che, al 19 aprile 1924, la costruzione dell’edificio religioso «è già un passo avanti», tanto che lo stesso conte annuncia di offrire «ancora mille lire, destinandole a coprire una parte delle spese occorrenti per la copertura di cotesta Chiesa della Venturina, purché si riesca a trovare le altre mille lire (e forse un po’ più) che secondo quanto Ella mi disse sarebbero sufficienti a terminare il lavoro suddetto».
In un’altra lettera di invito, il Comitato comunica al sindaco che la domenica 25 maggio 1924 «avrà luogo qui alla Venturina la I.a Comunione dei bambini che sono circa 60. In tale circostanza verrà fatta la processione del SS.mo Sacramento per le vie del paese, con l’intervento del Vicario Capitolare di Massa M.ma, delle associazioni religiose dei paesi limitrofi e della locale Società Filarmonica».



Processione a Venturina negli anni 1920

Nell’adunanza del 22 dicembre 1924 prevalgono i toni preoccupati. Sono presenti mons. Oliade Del Mancino, il conte Ruggero Guidi, il dott. Cesare Merciai, il prof. Giuseppe Merciai, Antonio Boldrini, Oscar Bigi, Oreste Paladini, Goffredo e Faustino Camerini, il canonico Evaristo Bigi ed Angelo Bettini, in rappresentanza del sindaco di Campiglia. Dalla relazione di Bigi risulta che «l’amministrazione è in deficit e per completare la Chiesa in modo che possa funzionare occorrono ancora 35.000 lire». Il Comitato «ha fatto ogni sforzo per adempiere all’impegno assunto, ma ora dinanzi a questa situazione critica non sa come orientarsi e domanda quindi il consiglio dei presenti». Si decide quindi «di allargare il Comitato attuale, domandare aiuti a tutti perché l’opera della Chiesa non sia iniziativa di pochi».


La chiesa in costruzione

Con questo scopo il 29 dicembre 1924 viene nominato un nuovo Consiglio, che si impegna per trovare i fondi necessari, interpellando nuovi possibili donatori, anche nei paesi limitrofi e si pensa anche di fare un mutuo a lunga scadenza. Nel 1925 i lavori riprendono, grazie ad alcune donazioni, tra le quali, ad esempio, 500 lire offerte dal Comune a altre 500 da parte dell’ing. Del Mancino per conto della Società L’Agraria. I soldi, però, non sono ancora sufficienti ed il presidente del Comitato, il conte Ruggero Guidi «riferisce sulle visite fatte a Monsignor Vescovo di Livorno per conferire circa le pratiche necessarie ad ottenere un sussidio dalla Santa Sede».
Un altro sussidio fu richiesto alla direzione della Magona di Piombino, mentre dal verbale del 24 ottobre 1925 si apprende che furono iniziate «le pratiche per ottenere, presso il Ministero dei Culti, le 5000 lire che il suddetto Ministero si è impegnato a dare a collaudo dei lavori». La cifra fu intanto anticipata dal conte Guidi, dal prof. Merciai, da Antonio Boldrini e dall’ing. Del Mancino.
In una lettera inviata dal Comitato al sindaco di Campiglia il 21 novembre 1925, apprendiamo che fu celebrato un Te Deum di ringraziamento per lo scampato pericolo «di S. E. Benito Mussolini», in una cappella attigua all’erigenda chiesa. Infatti qualche giorno prima era stato sventato un attentato per il quale un certo Zaniboni avrebbe dovuto far fuoco con un fucile di precisione da una finestra fronteggiante il balcone di Palazzo Chigi, da cui si sarebbe affacciato il Duce per celebrare l'Anniversario della vittoria, il 4 novembre.
Nel gennaio del 1926 si è ancora alle prese col problema dei fondi: «Data l’attuale situazione di cassa non sarà possibile, almeno per ora, fare versamenti al capo-muratore il quale, a seguito dell’invito del Presidente, promette di non far pressioni per ottenere pagamenti avendo piena fiducia nel comitato, il quale cercherà di soddisfare l’impegno quanto prima gli sarà possibile». Ma c’è anche una buona notizia: «Viene letta una lettera della signora Maddalena Merciai Puccinelli con la quale offre il ricavato di una fiera di beneficenza da lei presieduta e che ha fruttato la somma di L. 3.103,45 nette aggiungendo che il desiderio del Comitato promotore sarebbe quello di impiegare detto ricavato nell’acquisto della porta e delle finestre per la Chiesa». Inoltre «il Presidente riferisce di una visita fatta insieme al vicepresidente a Massa M.ma presso il Vicariato per prendere accordi sul funzionamento che dovrà avere questa Chiesa. Viene stabilito di rivolgere domanda a S. E. il Vescovo di Livorno per chiedere quali sarebbero le condizioni perché questa Chiesa fosse officiata e considerata Parrocchia ecclesiastica».
Nello stesso mese di gennaio c’è un’importante novità: «Il Provveditore dice di aver contrattato un altare assai bello e a prezzo conveniente e vien discusso il mezzo di trasporto trovandosi detto altare a Pisa. Del Mancino offrirebbe il camion dell’Agraria qualora fosse deciso di andarlo a prendere con quel mezzo».
Nell’adunanza dell’11 aprile 1926 si attesta la nascita del Parco della Rimembranza di Venturina, per ricordare i caduti della prima guerra mondiale: il Comitato all’unanimità delibera «la concessione gratuita di una parte del terreno prospiciente alla Chiesa di proprietà di questo comitato, ascrivendo a grande fortuna di potere in qualche modo contribuire alla effettuazione di una iniziativa così solenne e patriottica». Il Parco della Rimembranza sarà poi trasferito, nel 1933, sull’attuale via Cerrini, accanto alla nuova “Casa del Fascio”.



Il giorno dell'inaugurazione del Parco della Rimembranza davanti alla chiesa in costruzione

Nei verbali delle successive riunioni del 1926 e 1927 si racconta come i lavori siano sospesi e ripresi a seconda della disponibilità di fondi, che vengono incessantemente ricercati facendo appello alla generosità della popolazione. Addirittura il 18 novembre 1926 «viene proposto di scrivere alle Ll. Mm. il Re e la Regina ed a S. E. Mussolini per chiedere denari». E comunque «il Presidente concede piena libertà al vice Presidente d’interpellare tutte quelle persone che crede allo scopo di raccogliere fondi». In attesa di una risposta degli illustri personaggi suddetti, il 23 ottobre 1927 «il Presidente ringrazia ed incoraggia a seguitare aggiungendo che le poche centinaia di lire che mancano ancora per il compimento dei lavori dovrebbero trovarsi in paese per dimostrare che esso partecipa tutto alla costruzione di questa Chiesa».
Dal verbale del 19 novembre 1927 veniamo a sapere che la Magona di Piombino ha donato 5.000 lire, mentre 2.000 lire sono state elargite dagli Alti Forni, sempre di Piombino. Nello stesso verbale «il vice Presidente, prof. Merciai, comunica che i lavori sono stati ripresi e che al capo-muratore, sig. Marzucchi, sono state date L. 2.500 e che egli si è impegnato di terminare i lavori senza più chiedere denaro. Presente l’assistente tecnico, ingegnere Del Mancino, viene stabilito di fare eseguire i seguenti lavori. Al di fuori della Chiesa terminare [di imbiancare] le due fiancate e lasciare stare, per il momento, la facciata, nell’interno continuare il colore dato dal pittore, mettere il pavimento, far fare un gradino di marmo dove dovrà poggiare la balaustra e mettere al posto l’altare».
Nel 1928 i lavori continuano, anche se non in modo continuativo e si ripropone il solito problema del reperimento di fondi. I maggiori offerenti, cioè il conte Guidi, i Merciai ed i Boldrini devono dare ulteriori contributi, mentre «il vice Presidente comunica di aver già avanzata domanda per ottenere un sussidio presso S. E. Mussolini e ha buone speranze». Intanto, però, si devono pagare L. 11.200 al capo-muratore Marzucchi, al pittore sig. Pecorai, al sig. stagnino ed al marmista sig. Palla, perciò «viene stabilito che i sig. Boldrini e Merciai daranno ciascuno L. 1000 e verrà così pagato subito il conto al pittore».
Il 5 gennaio 1929 il completamento dell’opera è quasi raggiunto: «Viene deliberato di far funzionare provvisoriamente la Chiesa e ciò sarà fatto a cura dei proprietari direttamente interessati». Inoltre «viene deliberato di far benedire la Chiesa in occasione della fiera e di fare precedere tale benedizione da un corso di prediche. Di ciò deve incaricarsi il dott. Cesare Merciai. Si comunica che le sig. Ruschi hanno donato il Messale e il leggio e viene incaricata la segretaria di scrivere ringraziando. La sig. Maddalena Merciai offre il calice, il sig. Boldrini le Carte Glorie e le ampolle, la contessa Guidi sei candelabri. A tutti vivissimi ringraziamenti».
Il 17 marzo 1929 «il sig. Merciai comunica la risposta del Ministero di Grazia e Giustizia che concede L. 1.000. Inoltre comunica la lettera del Vescovo di Livorno che concede il funzionamento provvisorio della Chiesa e promette di venire a fare la benedizione solenne nell’aprile. Porta poi a conoscenza l’esito della pratica delle 5.000 lire del Ministero e dice che le carte riguardanti il collaudo le porterà lui stesso al Ministero e ne solleciterà l’esito. Riferisce pure sulle pratiche fatte per avere informazioni esatte riguardo a istituire la Vice Cura».
Nell’adunanza dell’8 giugno 1929 viene deliberato «che la benedizione della Chiesa avverrà a settembre».
Il 31 dicembre 1929 il cassiere del Comitato dichiara «che non ci sono più debiti e che c’è un fondo cassa di L. 923». Inoltre «visto che per il momento non si può avere un sacerdote stabile perché le pratiche per la erezione della Chiesa in Vice Cura non sono da farsi in breve tempo, Boldrini propone di cercare almeno un sacerdote provvisorio perché si abbia subito il funzionamento della Chiesa. Il comitato approva unanime la sua proposta. Boldrini dice che sarebbe disposto a dare la somma di L. 1.500 annua per il mantenimento del sacerdote. Il sig. Merciai si riserva di dire la sua cifra dopo aver parlato col fratello. Vengono fatti nomi di sacerdoti da proporre e ciascuno promette di interessarsi per vedere di trovare la persona che dovrebbe venire a fare funzionare al più presto la Chiesa».
Il 19 maggio 1930 «si passa poi alla revisione del bilancio che viene approvato. Merciai si incarica di parlare col cav. Cionini per la revisione generale e per far stampare questo bilancio in modo da renderlo noto al pubblico. La cifra complessiva in entrata ammonta a L. 136.431,20 e uscita L. 135.940,30. Stato di cassa attuale è di L. 491». Non si è ancora trovato un sacerdote per la nuova chiesa ed il Proposto di Campiglia «dice che per seguitare a venire alla Venturina gli occorre un mezzo di trasporto celere e sicuro. Fa presente poi che mancano molti oggetti necessari, come una piccola fonte battesimale, la sistemazione del tabernacolo». Il sig. Camerini offre la croce di ferro da mettere sul tetto, mentre Angelo Bettini viene incaricato «come autorità anche del paese, della cura di tutto ciò che riguarda il fabbricato e relativa manutenzione».


La chiesa è finalmente ultimata

Dopo un breve periodo in cui don Emilio Fernandez ha assunto l’uffiziatura provvisoria della chiesa (per «un mensile non inferiore alle 300 lire, la casa e l’uso del terreno disponibile») il 22 novembre 1930 il presidente del Comitato, conte Guidi, riferisce mestamente «di aver parlato con Monsignor Vescovo di Livorno il quale ha dichiarato di non avere assolutamente sacerdoti a disposizione». La situazione non è migliorata il 29 dicembre 1932: «Viene riferito al Consiglio, da parte degli incaricati, la pratica riguardante la venuta del sacerdote Berrettini, che pareva ormai certa, mentre per un complesso di ragioni anche questa volta il sacerdote non viene e certamente non per cattiva volontà del Comitato, che aveva fatto tutto il possibile per risolvere la delicata questione. Visto dunque che per ora le cose rimangono immutate si torna sull’argomento di affittare la Canonica e viene deliberato favorevolmente». Niente di nuovo, sulla questione, il 20 novembre 1933, quando il Proposto di Campiglia, in una lettera al comitato, afferma «che ha prestato e presta con puntualità e non poco sacrificio, il servizio di funzionamento della Chiesa di Venturina senza averne avuto mai nessun compenso».
La Curia Vescovile di Massa aveva, negli anni precedenti, comunicato di non essere in grado di accettare la donazione dei fabbricati della chiesa e della canonica (evidentemente riferendosi alle spese di mantenimento), ma tra la fine del 1933 e l’inizio del 1934 si ha una svolta importante. Il 10 dicembre 1933 il comitato discute «sul modo di poter consegnare a S. E. il nuovo Vescovo Monsignor Baldini, che da poco ha assunto la Diocesi di Massa Marittima, la Chiesa e la Canonica, perché il Presidente ripete ancora una volta che il Comitato Pro Erigenda Chiesa non ha più ragione di esistere, in quanto che la Chiesa è già stata costruita e che perciò questo Comitato dovrà sciogliersi. Tutti approvano. Si delibera allora che il Presidente e il vice con altre persone del Comitato di andare da Monsignor Vescovo, ma occorre, prima, che persona influente esponga come stanno le cose a S. E. in modo che la visita possa venire ad una conclusione. Viene dato incarico a Bigi di parlare di ciò al Proposto, pregandolo di interessarsi della cosa, e dopo riferire. Desiderio del Comitato è quello di offrire a Mons. Vescovo i fabbricati anche per poter regolarizzare la donazione del terreno fatta dai fratelli Merciai e dalla sig. Mari vedova Del Mancino».
Col nuovo vescovo Faustino Baldini le cose, finalmente, procedono come auspica il Comitato, cosicché il 5 marzo 1934 arriva il gran giorno della benedizione ufficiale. Sul Bollettino Diocesano del marzo-aprile 1934 l’avvenimento è così raccontato: «A Venturina il 5 Marzo S. E. procedette alla Benedizione della nuova Chiesa, presente una ingente folla di popolo, le Scuole e le organizzazioni politiche. Facevano corona all’amato Presule le Autorità e il Comitato per la Chiesa, l’Ill.mo Podestà di Campiglia e il Presidente del Comitato stesso Conte avv. Ruggero Guidi. Dopo la benedizione della Chiesa, Mons. Vescovo celebrò la S. Messa, distribuì molte Comunioni, rivolse al Comitato e al popolo parole di encomio, di incitamento, di assicurazione che il suo cuore di Padre era aperto anche per loro e la sua mente di Pastore pensava positivamente ai loro bisogni spirituali. La Cerimonia ebbe termine con una Adunanza del Comitato presieduta da Mons. Vescovo per trattare degli interessi della Chiesa di Venturina e del suo regolare funzionamento».
Ed ecco un brano tratto dal verbale della suddetta adunanza: «Prima di tutto il Presidente ringrazia Monsignor Vescovo di aver aderito alla richiesta fatta dal Comitato stesso di essere venuto a benedire la Chiesa e di aver detto pubblicamente di accettare per conto della Curia di Massa M.ma il dono della Chiesa e della Canonica, che il Comitato stesso aveva con lettera e recandosi di persona già fatto a S. E. R.mo. Il Comitato aderendo alle parole del Presidente prende atto della dichiarazione fatta da Monsignor Vescovo al popolo. S. E. confermando quanto ha già esposto si rivolge ora ai presenti per ottenere sia un aiuto sia per il mantenimento del sacerdote che manderà, sia per cominciar subito ad istituire il fondo che servirà in seguito per l’istituzione in parrocchia».
Una lapide, posta in origine all’interno dell’edificio e recentemente ricollocata sulla facciata della nuova chiesa, ricorda l’avvenimento:

RICORDI QUESTO MARMO IL GIORNO 5 MARZO 1934 NEL QUALE SUA EMINENZA MONSIGNOR FAUSTINO BALDINI, VESCOVO DI MASSA E POPULONIA, BENEDÌ QUESTA CHIESA E RICORDI I NOMI DI COLORO CHE, FIDENTI NELL’ASSISTENZA DIVINA, UNITI IN COMITATO COL CONCORSO DI MOLTI BENEFATTORI DEL SACRO EDIFICIO, PROMOSSERO LA OPERA, PER L’ASSIDUA LORO CURA COMPIUTA, UNANIMI NEL DESIDERIO CHE IL POPOLO DI VENTURINA AVESSE AGIO ALLE CERIMONIE DEL CULTO ED ALLE PREGHIERE COMUNI.
COMITATO
PUCCINI CAN. DON NELLO · PROPOSTO DI CAMPIGLIA MARITTIMA · PRESIDENTE GUIDI CONTE AVV. RUGGERO · PRESIDENTE MERCIAI COMM. PROF. GIUSEPPE · VICE PRESIDENTE GUASCONI DUILIO · VICE PRESIDENTE DEL MANCINO CAV. ING. LORENZO ASS. TECNICO · BIGI OSCAR PROVVEDITORE · CAMERINI GOFFREDO CASSIERE · CAGLIERI BINI M/A GIULIA SEGRETARIA · CIONINI CAV. MAURO REVISORE
CONSIGLIERI
BARSOTTI MONS. CAN. SABATINO · BETTINI CAV. ANGELO · BIGI CAV. EVARISTO · BOLDRINI ANTONIO · DEL MANCINO MONS. CAN. OLIADE · CAMERINI FAUSTINO · MERCIAI DOTT. CESARE · MERCIAI DOTT. GIULIO · PALADINI ORESTE · TESTAI ZAIRA
CONTRIBUIRONO CON OFFERTE
LA SANTA SEDE · S. E. MUSSOLINI CAPO DEL GOVERNO · S. E. IL MINISTRO GRAZIA GIUSTIZIA E CULTI · MUNICIPIO DI CAMPIGLIA MARITTIMA · STABILIMENTO MAGONA D’ITALIA DI PIOMBINO PROPRIETARI · COLONI · COMMERCIANTI · INDUSTRIALI · OPERAI E POPOLO DI VENTURINA



Il vescovo Baldini mantiene la promessa e l’11 novembre del 1934 arriva a Venturina, all’età di 31 anni, dopo solo due anni di vita sacerdotale, don Enrico Sardi. Don Enrico è stato il primo parroco “fisso” di Venturina e ha lasciato un solco profondo nella storia del paese, fino alla sua morte nel 1975. «Il giorno del suo ingresso - come scrive don Gianfranco Cirilli - pur solenne come la consuetudine vuole, ricevette in dono una Chiesa povera. Povera nella struttura e nei mezzi e ancor più nella vita spirituale».

Don Enrico, continua don Gianfranco «fin dai primi giorni, iniziando così la costante dei debiti, e come del resto si poteva fare diversamente, si preoccupò di rendere l’edificio sacro più accogliente e funzionale … Occorreva provvedere ad ogni cosa. Si tratta di arredare la casa di Dio come si conviene. Occorrono le suppellettili di uso quotidiano, ma anche delle immagini sacre. Nei primi mesi del 1935 acquista un quadro della Sacra Famiglia e, poco dopo, le statue dell’Addolorata, di Gesù morto e dell’Immacolata».
Ma soprattutto una cosa mancava ancora, e non era certamente un accessorio secondario: il campanile! Verso la fine del 1937 don Enrico ne affida la costruzione alla ditta Schiappacasse di Genova, ma ora c’è da far fronte alle spese e così, il 26 novembre dello stesso anno il sacerdote scrive ad una ditta locale per chiedere un contributo, dicendo tra l’altro: « In questi due anni mi son dato molto da fare per dotare la Chiesa di quanto era necessario strettamente per il dignitoso svolgimento delle sacre Funzioni parrocchiali e già si vedono i frutti che la religione ha portato a questo popolo che per tanti anni è stato come gregge senza pastore. E questo popolo laborioso, buono, generoso ha contribuito tanto e contribuisce ancora, ma è povero e il suo contributo è ben piccola cosa. La necessità di un campanile si impone, ma come fare? Il Governo Fascista ha promesso una modesta offerta, al presente sto raccogliendo a briciole le offerte dei fedeli e rimediando qualche altro contributo. il lavoro da eseguire non sarà di una gran mole: un semplice campanile per una chiesetta di campagna, ma chi può dire di spendere poco lo stesso? Come aiutarmi dunque?»
Viene organizzata una fiera di beneficenza, si fa una questua del grano tra i coloni della parrocchia, si chiede alla gente di lavorare qualche giorno gratuitamente, ma don Enrico, per la sua chiesa, non ha timore di rivolgersi, ottenendo dei contributi, anche alle più alte autorità, come il Presidente della Camera dei Deputati il conte Ciano, e addirittura Sua Maestà Imperiale il Re d’Italia!
Nei primi mesi del 1939 il campanile era ultimato. Scrive don Gianfranco: «Ricordo che un giorno, parlando quasi occasionalmente di questa “impresa”, don Enrico mi raccontò che, proprio all’inizio dei lavori passò da Venturina Monsignor Baldini, che, sempre timoroso dei debiti, con timbro piuttosto severo, gli disse: - E poi, chi li pagherà? - Lui, di rimando, pur non avendo neppure una lira, rispose: - Non si preoccupi Eccellenza, i soldi li ho già tutti. Con i debiti Don Enrico ci è andato a nozze fino alla fine. Morire con i debiti era la sua passione e così fu».


Si inizia a costruire il campanile

Altrettanta passione mette don Enrico nella cura delle anime. Citiamo ancora don Gianfranco: «Il suo parlare era fatto di cose semplici, di paragoni casarecci; la teologia, quella dei libri, secondo lui, doveva rimanere nei libri. La sua gente, abituata alla vanga e ai buoi, aveva bisogno di qualcosa di più immediato. Era convinto che per uscire fuori dalla gora occorreva una crescita culturale, una conoscenza elementare sì, ma robusta, della dottrina cristiana. Per questo, a pochi mesi dal suo arrivo, organizza le Sacre Missioni e, verso la fine del 1935, istituisce la Biblioteca parrocchiale».
Ora un altro passo importante restava da fare, cioè l’istituzione della Parrocchia di Venturina, indipendente da quella di Campiglia. La somma necessaria, di 66.000 lire, fu raccolta nel 1941 con le donazioni dello stesso don Enrico e delle più importanti famiglie della zona, quali i Boldrini, i Merciai, i Burci, i Della Gherardesca, i Camerini. A proposito di ciò, don Enrico scrisse in una lettera a Monsignor Stocchiero: «E d’altra parte, se non lo fanno loro, non c’è altri che possa compiere quest’opera». Queste parole ci fanno capire, come rileva don Gianfranco, «quanto Don Enrico fosse cosciente della realtà e soprattutto della povertà del suo popolo, ma sapeva, altrettanto bene, che solo i signori erano in grado, se lo avessero voluto, di aiutarlo ad affrontare impegni onerosi. Con loro era dignitosamente rispettoso, senza mai scendere a patti di nessun genere. Era contento della loro amicizia purché non fosse a scapito della verità».
Il primo di luglio del 1941 Monsignor Baldini decretò l’istituzione canonica della Parrocchia della Sacra Famiglia, con grande gioia di don Enrico, che scrive al Vescovo: «Eccellenza Rev.ma, ho ricevuto questa mattina il Decreto di erezione della nuova Parrocchia di Venturina. Mentre esprimo all’Ecc. V. Rev.ma tutto il giubilo e la riconoscenza di questo popolo che ha appreso la notizia al suono festoso di tutte le campane, le dico tutta la mia gioia e la mia commozione nel vedere finalmente appagato e realizzato quello che è sempre stato il mio sogno di sette anni, cioè da quando, contro ogni mio merito, dalla fiducia dell’E. V. Rev.ma fui mandato in mezzo al popolo di Venturina». Qualche anno dopo, il primo gennaio del 1943, con bolla Vescovile don Enrico veniva nominato Parroco Arciprete.
I due anni che seguirono furono molto difficili. «Nei momenti della grande lotta tra fascisti e partigiani - scrive don Gianfranco - lui, come i suoi carissimi amici Don Gaetano Ferri e Don angelo Biondi si trovarono dalla parte di questi ultimi. Se ce ne chiediamo il perché, io credo che la risposta va trovata nello stile pastorale e nella personalità di questi sacerdoti. È bene non dimenticare che le loro canoniche non furono mai chiuse a chi, per un motivo o per l’altro, si sentiva “braccato”. Volta per volta dalla parte di chi aveva più bisogno. Nel periodo dei “manganelli” furono rifugio per gli uomini della Resistenza; successivamente la loro parola e i loro coraggiosi interventi servirono a stemperare gli odii e a rendere meno violento lo spirito di rivalsa».

Passano gli anni, Venturina, come l’Italia intera, si riprende dalle ferite della guerra e poi cresce velocemente. Le dimensioni della chiesa parrocchiale cominciano a risultare insufficienti per l’aumentata popolazione, cosicché nel 1952 vengono aggiunte due cappelle laterali.

La chiesa mostra una delle due cappelle laterali aggiunte

Alla metà degli anni 1960 don Enrico, col solito coraggio, si lancia in un’altra impresa: trasformare in una nuova e più grande chiesa il vecchio edificio religioso, ormai chiaramente insufficiente per le esigenze della Parrocchia e del popolo venturinese. Leggiamo infatti sulla Nazione del 14 maggio 1966: «Da fonte attendibilissima abbiamo appreso che tra non molto inizieranno i lavori di restauro ed ampliamento della chiesa parrocchiale. In occasione del S. Natale il parroco, don Enrico Sardi, manifestò ai fedeli il desiderio di dare a Venturina una chiesa più ampia ed accogliente e, per questo, rivolse un caloroso appello a tutti i parrocchiani, invitandoli ad offrire il loro concreto aiuto. La chiesa, se si eccettuano alcune piccole modifiche, è la stessa di quando fu consacrata. … In quasi quaranta anni la popolazione di Venturina è notevolmente aumentata e la chiesa non è più sufficiente ad accogliere i fedeli che desiderano assistere alle sacre funzioni. in base al progetto di ammodernamento, dovrebbero essere costruite due nuove navate laterali, grazie alle quali la capienza verrà praticamente raddoppiata. … In considerazione dell’importanza dell’iniziativa, c’è da augurarsi che enti e privati cittadini vogliano generosamente offrire la loro collaborazione ed il loro tangibile aiuto».




 (nella foto sopra) Un gruppo di operai della ditta Cavicchi posa insieme a don Enrico davanti ai resti della vecchia chiesa. La nuova chiesa così come appare all'esterno e all'interno.

Il progetto della nuova chiesa fu dell’ing. Adolfo Baldini, che così descrive la sua opera nel libro Pietra su pietra di G. Benedettini: «La chiesa di Venturina è una mia opera giovanile. C’erano dei vincoli non indifferenti da rispettare nella progettazione, quali il costo che doveva essere il più contenuto possibile e la obbligatorietà di erigere sulle stesse fondazioni della vecchia chiesa; quindi nessuna libertà planimetrica. Con questi limiti mi proposi un’opera che divenisse la più affine alla “Sacra Famiglia”, all’immagine di Don Enrico e alle “nostre madri maremmane”; quindi in stretta armonia con la umiltà, la carità, la serenità dello spirito. Cercai la risposta nello studio della luce, delle proporzioni relative fra gli elementi dell’impianto architettonico e nella scelta dei materiali. E ancora oggi da quella francescana semplicità scaturisce una spiritualità mistica che conforta per un raccoglimento sereno. Di certo indubbia è stata la validità dell’impresa costruttrice “Coraldo Cavicchi”. Opera altamente qualificata è per esempio la struttura portante della copertura realizzata in calcestruzzo a faccia vista e costituita dalla combinazione fra archi e travature reticolari. Gratifica chi alza gli occhi al cielo, ma la sua realizzazione certosina, difficilissima dal punto di vista esecutivo, a distanza di anni non presenta un benché minimo difetto o segno di invecchiamento. Un doveroso riconoscimento meritano anche gli artigiani che con tanta bravura e sensibilità realizzarono porte, vetrate, acquasantiere, altare, leggio, crocefisso e quant’altro da me progettato».
I lavori si conclusero in poco più di un anno, cosicché il primo settembre 1967 don Enrico poteva annunciare: 
«Carissimi Parrocchiani. Il 21 ottobre p. v. si compirà la solenne consacrazione della nostra chiesa Parrocchiale. Per la circostanza sarà compilato un programma che tempestivamente vi comunicherò. Intanto posso anticiparvi qualche notizia: la solenne consacrazione verrà compiuta da Mons. Vescovo nostro nel pomeriggio del sabato 21 e la successiva domenica 22 ottobre, lo stesso Presule celebrerà il solenne Pontificale, assistito dai RR. Parroci viciniori. Prepariamoci con fede ed entusiasmo e altrettanto amore allo storico sacro avvenimento, dimostrando, così, un forte attaccamento alla propria Parrocchia, rinnovando in noi quanto di sublime significa il rito della Consacrazione della Chiesa. Colgo, altresì, l’occasione per comunicarvi che il 14 settembre p. v. alle ore 10 verrà solennemente benedetto il grande Crocifisso che troneggerà dall’alto dell’abside; seguirà, quindi, la celebrazione della S. Messa. Vi prego di essere numerosi alle varie solenni cerimonie che vi ho annunciate; anche se vi costerà fare qualche sacrificio. Nelle desiderate attese di queste sante giornate vi saluto nel Signore».
Ancora una volta don Enrico aveva vinto la sua battaglia, con la tenacia, la generosità, la lungimiranza e la fede che lo caratterizzavano.

Piero Cavicchi

 
 
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